Di Salvatore Santoru
Negli ultimi periodi sembra proprio che le latenti avversità razziali negli USA stiano venendo alla luce, e che si stia fomentando una vera e propria "guerra razziale".
Le proteste dopo le tragedie di Ferguson e quelle più recenti di Baltimora sembrano costituire solamente la superficie di qualcosa più grande.
La violenza di certi poliziotti bianchi o delle gang afroamericane sembrano solo il pretesto per qualcosa di più forte, e difatti esse sono solitamente strumentalizzate dai media liberal e conservatori.
Il fatto è che i gruppi di potere dominanti negli USA oggi più che mai hanno bisogno di violenze incontrollate e di propagandare odio razziale, e il "culto della violenza" in patria, diffuso in modo indiretto o meno, dai sostenitori delle opposte fazioni serve anche per garantire consenso al regime di "guerra permanente" imposto dall'ormai decadente "impero" statunitense all'estero, una politica che danneggia prima di tutto gli stessi interessi degli americani, in particolare la classe media, lo spauracchio principale dei poteri forti statunitensi e internazionali.
Alcune immagini delle recenti proteste di Baltimora dovrebbero essere particolarmente interessanti per tutto ciò che è stato scritto in questo articolo:
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